Il ruolo speciale dei nonni nel cammino dell’autismo
Ci sono figure che a volte diamo per scontate, ma che hanno un valore inestimabile nel percorso di crescita di un bambino autistico e nel sostegno alle famiglie: i nonni.
Spesso non compaiono nei racconti ufficiali, raramente vengono citati nei protocolli educativi, eppure, se osserviamo da vicino, ci accorgiamo che senza di loro tante famiglie avrebbero ancora più difficoltà.
Io stesso, nella mia esperienza quotidiana, vedo tanti nonni accompagnare i loro nipoti alle terapie, aspettare pazienti fuori dalle stanze, farsi carico di appuntamenti e impegni quando i genitori devono lavorare o affrontare mille altre responsabilità. Sono lì, presenti, discreti, senza chiedere nulla in cambio. Eppure il loro ruolo è enorme: sono parte attiva di quel percorso di sostegno che permette a un bambino di crescere e a una famiglia di respirare.
Un nonno o una nonna, spesso, hanno già vissuto la genitorialità, conoscono la fatica di crescere un figlio, ma l’autismo porta nuove sfide, diverse da quelle che loro avevano affrontato. All’inizio, per molti di loro, può esserci smarrimento: capire cosa significhi davvero ricevere una diagnosi, accettare comportamenti che non si spiegano facilmente, imparare nuove strategie. Non è scontato, non è immediato. Ma la maggior parte dei nonni sceglie di non tirarsi indietro, di rimettersi in gioco, di imparare insieme.
Ci sono nonni che diventano i primi sostenitori dei loro figli, offrendo non solo aiuto pratico ma anche un conforto emotivo prezioso. Perché quando un genitore è stanco, preoccupato, magari in ansia per il futuro, sapere che accanto c’è una madre o un padre che lo incoraggia, che lo abbraccia e che gli ricorda “Non sei solo”, può fare davvero la differenza.
E poi c’è il legame speciale tra nonni e nipoti. Un legame che non si misura con le parole, ma con i gesti. Con quella pazienza tipica di chi ha già vissuto e ora sa aspettare. Con quella capacità di giocare in modo diverso, di raccontare storie, di trasmettere tradizioni. Per molti bambini autistici, i nonni diventano un porto sicuro: figure che li accolgono senza giudicare, che li accompagnano con una dolcezza diversa, che li fanno sentire amati così come sono.
Ho visto nonni imparare giochi nuovi per stimolare i nipoti, preparare cibi seguendo le diete particolari che spesso accompagnano i percorsi terapeutici, rinunciare al loro tempo libero per fare spazio a sedute, spostamenti e impegni. Ho visto nonni sedersi ore accanto a un bambino che non parla, senza mai stancarsi, solo per fargli sentire che qualcuno è lì, presente. E tutto questo, senza grandi discorsi, ma con un amore silenzioso che vale più di mille parole.
Il loro ruolo, però, non riguarda solo i nipoti. È fondamentale anche per i figli, per quei genitori che a volte si trovano a portare un peso enorme sulle spalle. Un nonno che accompagna a terapia, una nonna che prepara il pranzo o che accoglie un nipote per qualche ora, regala ai genitori un po’ di respiro. E quel respiro è ossigeno, è energia che permette di andare avanti, di affrontare meglio le sfide quotidiane.
Troppo spesso dimentichiamo di ringraziare i nonni, di dire loro quanto siano preziosi. Eppure, dietro a tanti progressi, dietro a tanti traguardi, ci sono anche loro. Non sono figure marginali, ma pilastri silenziosi.
Vorrei che questo articolo fosse anche un invito a guardare i nonni con occhi diversi. A riconoscere il loro impegno, a ringraziarli per quella presenza che spesso diamo per scontata. Perché il loro amore, unito a quello dei genitori e al lavoro dei professionisti, costruisce una rete di sostegno che fa davvero la differenza.
Se sei un nonno e stai leggendo queste parole, sappi che quello che fai ha un valore immenso. Anche se non sempre vieni citato, anche se a volte ti senti “di lato” rispetto al percorso educativo, in realtà sei al centro. Sei colui che accompagna, che sostiene, che consola. Sei un pezzo di quella forza che tiene unite le famiglie nei momenti più difficili.
E se sei un genitore, prenditi un attimo per dire grazie ai tuoi genitori. Perché la loro presenza non è scontata, è un dono. E perché senza di loro, molte delle battaglie che portiamo avanti ogni giorno sarebbero ancora più pesanti.
Oggi, guardando ai tanti nonni che incontro, sento il bisogno di scrivere queste righe per rendergli omaggio. Perché dietro ogni bambino che cresce, che impara, che migliora, c’è una famiglia intera che lo sostiene. E in quella famiglia, i nonni sono le radici, quelle che danno stabilità, forza e nutrimento, anche quando non si vedono.
Filippo Vadalà
Terapista ABA – Mental Coach – Autore – Formatore
